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Il comune di Parella appartiene a: Regione Piemonte - Città metropolitana di Torino

Personaggi illustri

I San Martino di Parella

GIOVANNI (1397-1479), fu attivissimo ed illuminato Vescovo di Ivrea; dal 1436 al 1479 resse la diocesi con zelo religioso. Nel 1477 nel palazzo vescovile eporediese venne firmata la convenzione tra i suoi nipoti Gaspare e Reynerio, figli di suo fratello Aymonetto, con Franceschino e Giuseppe Vach di Caselle per la costruzione della cartiera di Parella.

Fu sepolto nel Duomo di Ivrea in cui, aderente al muro di fondo della chiesa, esiste il coperchio tombale sul quale è scolpita la sua figura. Fra i ritratti dei Vescovi di Ivrea, affrescati nel salone d'ingresso del Vescovado che contiene anche gli affreschi delle antiche chiese parrocchiali della diocesi spicca al 49° posto il suo ritratto, coi baffi e la mosca che gli conferiscono un aspetto più di uomo d'armi che di chiesa, e comunque di uomo di potere.

PAOLO EMILIO (1575-1654), nato nel castello di Parella, ricoprì molte cariche pubbliche prestigiose, tra cui quella di Gran Balivo, governatore e luogotenente generale per conto dei Savoia del Ducato di Aosta e della città e provincia di Ivrea dal 1620 al 1636

CARLO EMILIO (1639-1710), la figura più prestigiosa della casata.

In breve alcune sue imprese: nel 1672 partecipa alla guerra del Genovesato, alla guida di un manipolo di volontari, ma finisce prigioniero, per pochi mesi, nella torre del Palazzo Ducale di Genova; nel 1681 è al comando delle truppe ducali inviate a Mondovì per sedare la rivolta detta “del sale”; è volontario tra le truppe ungheresi contro i Turchi e si copre di gloria nella battaglia di Vienna; nel 1686 gli viene assegnato il comando del Reggimento delle Guardie col grado di Maresciallo di campo; nel 1690-91 combatte con alterna fortuna contro le truppe francesi del generale Catinat, portando l’attacco anche al di là delle Alpi, nel Delfinato; nel 1704 partecipa in qualche modo alla difesa di Ivrea dall’assedio delle truppe francesi; nel 1706 viene ferito nella battaglia di Mulassano, sempre contro i francesi.

Di lui scrisse A.Ferrero della Marmora un libro intitolato «Notizie sulla vita e sulle geste militari di Carlo Emilio San Martino di Parella» (Torino, 1863), dove lo definisce “distintissimo uomo di spada, di fermezza senza pari, di un valore spinto fino alla temerità, noncurante di personale interesse”. Ammirato per la sua spavalderia e criticato per il suo comportamento ai limiti del razionale, non è stata mai messa in dubbio la sua onestà, il suo coraggio, la sua decisione, il fascino che esercitava sui suoi soldati.

Dopo una vita avventurosa al servizio dei Savoia, negli ultimi anni, malandato di salute, si ritirò a Parella, dove morì il 16.11.1710 e venne sepolto nella tomba di famiglia nella chiesa parrocchiale.

L’ultimo San Martino di Parella fu Alessio III: nato il 23.10.1744, fu ambasciatore sabaudo presso le corti imperiali di Russia e Prussia e morì nel 1801, senza figli, lasciando eredi per testamento i figli di suo fratello conte Giovanni Antonio; ma alla sua morte non era vivo nessuno dei nipoti e l'eredità passò ai figli della defunta sorella Ludovica Benedetta, moglie del cavaliere Giuseppe Maria Avogadro di Casanova. Il castello ed i relativi beni passarono di proprietà numerose volte: nel 1962 fu acquistato da Gian Luigi Dotto, che vi compì notevoli opere di restauro, e il castello divenne rinomato luogo di cerimonie. Oggi è di proprietà di una società di affari e la sua destinazione è incerta.

Carlo Presbitero (Ivrea ...-Parella 1821)

Carlo Giuseppe Presbitero fu un personaggio importante nella storia di Parella, tanto che ancora oggi un breve tratto di strada del paese è intitolato al suo nome.

Il suo ricordo però è legato non alle gesta compiute in vita ma al fatto di aver lasciato, alla sua morte, tutti i suoi beni alla comunità parellese, e nacque l'ente chiamato «Opera Pia Presbitero» a sollievo dei poveri, più tardi assorbito dalla Congregazione di Carità comunale.

Non si hanno molte notizie sulla sua vita: nato ad Ivrea non si sa quando, intraprese la carriera militare, durata 19 anni e già terminata nel 1804.

Nel 1790 sposò Rosa Barattia, figlia unica del medico Giuseppe Maria Barattia di Parella. Questo matrimonio portò il maggiore Presbitero a Parella dopo la sua messa in aspettativa. Il maggiore si integrò nella vita parellese: dal febbraio 1810 fece parte del Consiglio della Fabbrica per la costruzione della nuova chiesa, ed in seguito venne eletto presidente del Consiglio stesso.

L'8 marzo 1821, già da tempo ammalato, compilò il suo testamento con cui, fra le altre disposizioni, istituì come erede universale l'anima sua, stabilendo che i proventi fossero convertiti in un'opera pia a favore della chiesa e dei poveri.

Giacomo Naretti (Parella 1831-Asmara 1899)

Nato a Parella, figlio di contadini, falegname, emigrò nel 1856 a Marsiglia, nel 1864 ad Alessandria d’Egitto e nel 1870, con una società di artigiani italiani e francesi, in Etiopia, dove, “colla sua onestà, col suo grande senso pratico e colla rettitudine e disinteresse dei suoi intendimenti seppe accaparrarsi la stima e l’affetto del Re [l’imperatore Johannes IV] che lo tiene come un vero amico e pregiato consigliere”, come scrisse l’esploratore Giuseppe Vigoni della spedizione Matteucci.

In Etiopia Naretti costruì alcune chiese, il monumentale trono e il palazzo imperiale di Macallè, oggi trasformato in museo contenente oggetti relativi all’imperatore Johannes, tra cui il trono costruito dal Naretti.

Il suo nome è entrato nei libri della storia coloniale italiana per l’aiuto dato alle spedizioni italiane in Etiopia, che avevano lo scopo dichiarato di esplorazione geografica, scientifica e commerciale, ma che intanto preparavano la penetrazione italiana in Africa Orientale, a vantaggio della quale Naretti divenne uno strumento prezioso.

Nel 1886, in seguito all’occupazione italiana del porto di Massaua, tornò a Parella, accolto trionfalmente, e qui scrisse il diario delle sue avventure, pubblicato nel 2004 dall’Associazione di Storia ed Arte Canavesana di Ivrea col titolo “Giacomo Naretti alla corte del negus JohannesIV d’Etiopia - Diari 1856-1881”, a cura del prof. Alberto Sbacchi, storico di livello internazionale, e del parellese ing. Gino Vernetto.

Alla fine del 1887 tornò in Africa, prima a Massaua e poi ad Asmara, dove morì l’8 maggio 1899 e “Tutte le autorità, tutti gli italiani ... dimoranti in Asmara lo hanno accompagnato al cimitero.” (Da “Il Diario Eritreo” di Ferdinando Martini, all’epoca governatore dell’Eritrea)

I Relais

- Giuseppe, nato ad Ivrea il 10.5.1801, nel 1827 sposa Teresa Bersano, ultima della nobile famiglia dei Bersano di Parella. Nel 1853 è consigliere comunale e nel 1859, con il chirurgo Michele Ferretti, ripropone con forza il progetto della costruzione dell'acquedotto comunale.

La figlia Paolina (1823-1918) nel 1846 sposa Guido Giacosa, padre dei Giacosa più noti: Giuseppe, poeta e scrittore, e Piero, scienziato e anch’egli scrittore.

La figlia Elisa (1833-1869) nel 1858 sposa il marchese Federico Carandini di Modena.


- Savino, nato nel 1846, è sindaco di Parella dal 1875 al 1891 e consigliere comunale sino al 14 agosto 1902 quando dà le dimissioni essendo stato eletto membro della Giunta Provinciale Amministrativa Ma ritorna ancora, successivamente, quale autorevole membro del Consiglio comunale. Nel 1877 intraprende l'opera meritoria del riordino dell'archivio comunale, in seguito molto trascurato.

Il figlio di Savino, Carlo Giuseppe Ottone, è avvocato e procuratore e con sua figlia Ida, nata nel 1915 e sposata Arborio Mella, si estingue la casata.

Giacomo Bosso (Chivasso 1854-Torino 1936)

Nato a Chivasso da famiglia di modeste condizioni, da giovane fu commesso e poi viaggiatore in un negozio di Torino.

Nel 1885, unitamente a due soci che si ritirarono dopo breve tempo, prese in affitto l’antica cartiera di Parella e in pochi anni la trasformo’ in una delle piu’ floride aziende del settore introducendo, primo in Italia, la cellulosa negli impasti destinati alla produzione della carta da pacchi, come pure fu tra i primi a produrre le carte calandrate. Nel 1912 non gli fu più rinnovato l’affitto della cartiera ma nel 1934 la acquistò.

Fu consigliere comunale di Parella per molti anni e Sindaco negli anni 1892-93.

Nutri’ un profondo amore per l’educazione e la formazione dei giovani che lo porto’ a migliorare scuole professionali e circoli culturali, a creare asili infantili tra cui quello di Parella, ancor oggi operativo, in memoria del figlio Luigi prematuramente scomparso all’eta’ di 16 anni.

Morì a Torino il 29 gennaio 1936 e fu sepolto a Parella nel cimitero che fece costruire nel periodo in cui fu sindaco. Sulla targa apposta sotto il suo busto bronzeo sono indicati i suoi titoli onorifici e di merito:

«Grand'Uff.Giacomo Bosso = Cav. del Lavoro = Cav. dei S.S.Maurizio e Lazzaro = Medaglia d'oro dei Benemeriti dell'Educazione Naz. = Rettore della prov. di Torino = Membro del Cons. Prov. dell'Econ. Corp. = Consultore della Città di Torino = Cittadino onorario d'Ivrea = Sindaco di Parella».

Francesco Carandini (Colleretto Parella 1858 - Parella 1946)

Nacque il 13.11.1858 a Colleretto Parella, nella casa dei Giacosa, dal marchese Federico e da Elisa Realis, sorella di Paola, madre di Giuseppe e Piero Giacosa. Si laureò in legge a Torino nel 1887 e intraprese la carriera delle Prefetture a Perugia; fu segretario alle prefetture di Pinerolo, Torino, Parma, sottoprefetto a Crema e a Biella, vice-prefetto di Roma durante la guerra 1915-1918, poi prefetto a Forlì, Verona e Udine. Nel maggio 1923 si dimise per non servire il governo fascista e si dedicò agli studi storici.

Amò in modo appassionato Parella, dove nel 1935 fece costruire la “casa sul poggio” da lungo tempo sognata e desiderata.

Della settantina di scritti del Carandini, il piu’ noto e’ “Vecchia Ivrea” che rappresenta ancora oggi una fonte insostituibile di notizie, di fatti, di dati per chi ama conoscere il glorioso passato di Ivrea.

Se alta e’ la statura del Carandini storico, non da meno e’ la dimensione del Carandini poeta che troviamo negli altri scritti di cui gli Editori Enrico hanno pubblicato una ristampa nel 1963 col titolo di “Memorie Canavesane” fra cui l’amata “Parella”.

Si spense il 23 ottobre 1946 a Parella, dove è sepolto: sulla sua tomba la lapide: «Spese la sua lunga vita - nel servizio dello Stato - nel culto geniale - della storia e dell'arte. - Qui riposa - pago della sua fedeltà - al vero, al giusto, al buono.»

Ebbe tre figli:

- Federico (*1888 a Perugia), sposò Clara Albertini, sorella del senatore Luigi

- Elisa (*1890 a Pinerolo), nubile, rimase custode della casa fino alla morte

- Nicolò (*1895 a Como), sposò Elena Albertini, figlia del senatore. Agricoltore, politico liberale, ministro nel governo Bonomi, ambasciatore a Londra fra il 1944 e il 1947, eletto alla Costituente.

Giovanni Malvezzi (Vicenza 1887-Parella 1972)

Laureato appena ventunenne in Giurisprudenza, nel gennaio 1909 parte volontario per soccorrere le vittime del terremoto di Messina. E' socio fondatore della Associazione Nazionale per gli interessi morali ed economici del Mezzogiorno d'Italia (oggi ISVMEZ).

Nel 1913 sposa Elena Giacosa, figlia di Piero.

Come ufficiale di Fanteria partecipa alla Grande Guerra, guadagnando sul campo cinque medaglie al valore.

Nel dopoguerra entra nel Credito Italiano dove diviene direttore della filiale di Firenze. E' chiamato nel 1934 all'IRI come direttore centrale; nel settembre 1943 gli viene affidata la direzione di IRI-Nord a Milano e si prodiga in spericolate azioni clandestine a favore della Resistenza sfruttando la relativa mobilità che la sua posizione gli consente. Per una delazione, nel gennaio 1945 viene incarcerato alle Nuove a Torino dove evita la deportazione grazie ad uno scambio di prigionieri. Dopo la Liberazione subisce numerosi attacchi per la sua doppia attività ma viene completamente scagionato dal Tribunale per le Epurazioni.

Diviene Direttore Generale dell'IRI nel maggio dello stesso anno ma presenta le sue dimissioni nell'agosto 1947.

Egli però prosegue la sua attività professionale come presidente di Monte Amiata (fino al 1957), di alcune altre consociate IRI e mantiene la sua presenza in numerosi consigli di amministrazione di società italiane, francesi e svizzere.

Ritiratosi dagli impegni professionali, nella sua villa di Parella si dedica alla primigenia passione, la storia, alimentando ed ordinando la sua biblioteca costituita da più di 30.000 volumi e 350 testate di periodici, e si prodiga per lo sviluppo sociale ed economico del Canavese. La sua vita è stata vissuta interamente nella diritta linea dei principi etici sposati in gioventù, con imperativi morali imprescindibili ma anche con la percezione della realtà effettuale dell'uomo di azione, quale sempre è stato.

Giacomo Barattia (1889-1975)

Nato nel 1889, ancora ragazzo andò a lavorare alla cartiera Bosso. Trascorse quindi due anni negli Stati Uniti, poi tornò in cartiera con mansioni di responsabilità fin verso i 20 anni. Dotato di grande intuito, di buona intelligenza, di spirito intraprendente, iniziò l´attività di rappresentante e poi di negoziante di carta all´ingrosso.

Fu grande benefattore di Parella.

Nel 1926 il comune decise di ampliare l´acquedotto costruito nel 1863; Barattia "si sostituì al Comune nelle spese per l´esecuzione ... senza disturbare la cassa del Comune".

Quando fu costituito il comune di Pedanea con capoluogo Parella si presentò la necessità di costruire una sede idonea per gli uffici comunali e le scuole, secondo il progetto dell´ing. Guaschino commissionato dal podestà nel 1929; anche qui il Barattia si sostituì al comune nelle spese di costruzione (1937-1938).

Sullo slancio della costruzione del municipio, Barattia fece allargare la strada ora chiamata via Bosso e un breve tratto di via Roma e creò la piazzetta "dal burnél"; fece eseguire il rifacimento della pavimentazione, il cosiddetto "sternito", delle vie Bosso, Roma, maggiore Presbitero e Luigi Barattia inserendo in molti tratti le "rotaie" in pietra o "lose".

Nel 1942 donò alla chiesa il nuovo altare maggiore e la balaustrata in marmo policromo; per alcuni anni sponsorizzò e sostenne la squadra di calcio di Parella.

Nominato Cavaliere del Lavoro nel 1925, nel 1939 fu insignito dell´onorificenza di Commendatore Grand´Ufficiale per le opere da lui intraprese a Parella.

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